SOLUZIONEAVVOCATI.IT - LAVORO - MOBBING

Per mobbing si intende quella serie di atti persecutori posti in essere da una o più persone nei confronti di un'altra persona con effetto denigratorio e lesivo della dignità personale e dell'integrità psico-fisica. Nonostante possa parlarsi di mobbing in qualsiasi ambito, tale termine viene associato esclusivamente all'ambito lavorativo dove il fenomeno è particolarmente presente.

La giurisprudenza dei Giudici del Lavoro ha individuato una serie di elementi caratteristici che devono essere necessariamente presenti nel mobbing:

  • la durata nel tempo degli atti persecutori;

  • la sistematicità e ripetitività del comportamento;

  • la finalità di creare un danno ingiusto alla vittima (emarginarla ed estrometterla, spesso inducendola alle dimissioni o comunque in uno stato di sottomissione psicologica);

E' bene notare che il singolo comportamento, individualmente considerato, non necessariamente deve essere illegittimo o immediatamente lesivo. È il concatenamento degli eventi che globalmente considerato porta al crearsi di un danno ingiusto nei confronti della vittima.

Nell'ambito dell'ambiente di lavoro abbiamo diversi tipi di mobbing:

  • verticale: quando agente e vittima sono gerarchicamente subordinati;

  • orizzontale: quando agente e vittima sono colleghi in pari grado;

  • collettivo: quando la vittima è costituita da un gruppo di persone;

Anche il datore di lavoro può essere vittima di mobbing da parte del lavoratore o da parte di gruppi esterni (es. ass. sindacali). In tale ipotesi si parlerà di mobbing esterno.

Dal punto di vista legislativo in Italia non vi è una normativa organica che si occupa del mobbing, pertanto si tende a far rientrare la casistica del mobbing nella più ampia sfera del diritto alla salute (art. 32 Cost.), del diritto del lavoratore alla tutela della salute e dell'integrità fisica nei luoghi di lavoro (art. 9 statuto lavoratori, art. 2087 c.c.), del divieto di discriminazioni politiche o religiose (art. 15 St.Lav.), del divieto di demansionamento (art. 2103 c.c.), del principio del c.d. neminem laedere (art. 2043 c.c.) secondo cui chi causa un danno ingiusto è tenuto al risarcimento.

Anche nel diritto penale non vi è una previsione specifica per il mobbing e pertanto l'agente (o mobber) potrà essere incriminato solo ove ponga in essere specifici fatti penalmente rilevanti come ad es. omissione dolosa (art. 437 c.p.) o colposa (art. 451 c.p.) di cautele contro gli infortuni sul lavoro, maltrattamenti (art. 572 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.) anche colpose (art. 590 c.p.), ingiuria (art. 594 c.p.), violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.).

Soluzioneavvocati.it, attraverso l'apporto dello Studio Legale Calcopietro-Giampà & Partners, è in grado di seguire ed assistere il cliente in tutti i gradi del giudizio, comprese le magistrature superiori.

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Kodra Fatmir il 03/10/2017 12:55:04

i dispiace se la disturbo, ma avrei bisogno di chiederle un parare in fatto di mobbing, di cui so Lei è un esperto. Ho problemi con il mio titolare da anni. Solo negli ultimi dieci anni, ho avuto due licenziamenti illegittimi. Alla fine dei processi il giudice mi ha fatto rientrare al lavoro entrambe le volte. Sono stato minacciato tre volte dal mio titolare: una volta sono mi ha minacciato di morte e in un'altra occasione anche di fronte al giudice. L'ho denunciato tutte e tre le volte e ho vinto tutte le sentenze. In due delle minacce è stata coinvolta anche mia moglie (abbiamo lo stesso titolare), in quanto egli minacciava di licenziare anche lei (uno di questi episodi si è verificato di fronte al giudice). Quindi abbiamo avuto anche dei problemi in famiglia, oltre che al lavoro. Sono stato spostato quattordici volte. E da 5 anni prendo anche le medicine per ansia e stress. Secondo lei, alla luce di questi fatti, può starci una denuncia per mobbing?3281197702


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