SOLUZIONEAVVOCATI.IT - CONTENZIOSO, ARBITRATO E MEDIAZIONE

La mediazione non è più obbligatoria. La Corte Costituzionale boccia, per eccesso di delega, il D.Lgs. n. 28/2010


Il cittadino ha la facoltà e non l'obbligo di adire la via della mediazione.

26-10-2012 20:22:37

La Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità, per eccesso di delega, del D.Lgs. n. 28/2010 (istitutivo della mediaconcilizione) nella parte in cui è prevista la obbligatorietà della mediazione.

Non trova più applicazione, dunque, l'art. 5 del D.Lgs. n. 28/2010 che prevedeva l'obbligatorietà della mediazione nelle controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilita' medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Qui il comunicato stampa della Consulta

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CONTENZIOSO

Il contenzioso è la forma ordinaria di risoluzione delle controversie. Le parti devolvono la controversia innanzi ad un Giudice, terzo ed indipendente secondo i principi costituzionali che informano la magistratura, il quale a seguito del processo deciderà il caso concreto. Come regola generale il cittadino non può rivolgersi al Giudice senza l'assistenza di un legale. Vi sono però alcune eccezioni. Ed infatti, a norma dell'art. 82 c.p.c., il cittadino può stare personalmente in giudizio nelle cause innanzi al Giudice di Pace di valore inferiore ad €. 516,46 o nelle altre ove il Giudice di Pace, in considerazione della natura ed entità della causa, con apposito decreto autorizzi la parte a stare in giudizio senza il ministero di un difensore. Tra gli altri casi possiamo ricordare, inoltre, il giudizio di primo grado di opposizione ad ordinanza-ingiunzione (art. 6 D.Lgs n. 150 del 01.09.2011), il giudizio di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada (art. 7 D.Lgs n. 150 del 01.09.2011) i giudizi amministrativi in materia di accesso agli atti, in materia elettorale e nei giudizi relativi al diritto dei cittadini dell'Unione europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (art. 23 c.p.a.) ed i giudizi innanzi alle Commissioni Tributarie di valore inferiore ad €. 2.582,28 anche se in questo caso “Il presidente della commissione o della sezione o il collegio possono tuttavia ordinare alla parte di munirsi di assistenza tecnica fissando un termine entro il quale la stessa è tenuta, a pena di inammissibilità, a conferire l'incarico a un difensore abilitato” (art. 12, comma 5, D.Lgs. n. 546 del 31.12.1992).

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ARBITRATO

L'arbitrato è un metodo alternativo al contenzioso giudiziario per la risoluzione delle controversie arbitrabili (cioè quelle che, a norma dell'art. 806 c.p.c., abbiano per oggetto diritti disponibili, salvo espresso divieto di legge) nazionali ed internazionali. La controversia, in questo caso, è devoluta ad un collegio di arbitri che decideranno sul caso concreto. Sono le parti stesse che, di comune accordo, scelgono di ricorrere all'arbitrato mediante clausola compromissioria (a norma dell'art. 808 c.p.c.) o mediante la firma del compromesso arbitrale (a norma dell'art. 807 c.p.c.). Le parti, inoltre, scelgono gli arbitri che dovranno decidere la controversia. La decisione viene presa, di norma, secondo le norme di diritto salvo che le parti non abbiano chiesto che il giudizio venga reso secondo equità (art. 822 c.p.c.).
Esistono diversi tipi di arbitrato:

  • Rituale: l'arbitrato che si svolge secondo le regole previste dal Libro Quarto - Titolo VIII del codice di procedura civile. La decisione, detta anche 'lodo rituale' ha la medesima efficacia della sentenza tra le parti.
  • Irrituale: l'arbitrato previsto dall'art. 808 ter c.p.c. che si svolge seguendo in tutto od in parte regole diverse da quelle dettate per l'arbitrato rituale. In questo caso la decisione, detta anche 'lodo irrituale' non ha gli effetti della sentenza tra le parti.

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MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE

Il D.Lgs n. 28 del 4.03.2010 ha introdotto l'istituto della mediazione civile e commerciale. La mediazione consiste in un procedimento in cui le parti si rivolgono ad un soggetto terzo imparziale (il mediatore professionista) che ha il compito di aiutarle nella ricerca di un accordo che consenta di superare e risolvere la controversia. Il mediatore non ha il potere di rendere giudizi vincolanti tra le parti ma, ove l'accordo non venga raggiunto, ha la facoltà di formulare una proposta (che ritenga utile per la soluzione della lite) che le parti sono libere di accettare o meno. Egli opera all'interno di un organismo di mediazione che può essere pubblico o privato e che è iscritto in apposito registro tenuto presso il Ministero della Giustizia. In caso di raggiungimento dell'accordo il verbale viene omologato dal Presidente del Tribunale e diviene esecutivo tra le parti. I vantaggi della mediazione sono i seguenti:

  • i tempi sono definiti per legge (il procedimento non può durare più di 4 mesi);
  • il verbale di accordo è esente dall'imposta di registro fino alla concorrenza di €. 50.000,00;
  • alle parti che hanno corrisposto l'indennità di mediazione viene riconosciuto un credito di imposta fino ad €. 500,00 in caso di raggiungimento dell'accordo e di €. 250,00 negli altri casi.

La Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Rimane, pertanto, una facoltà e non più un obbligo la mediazione nelle controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilita' medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari e finanziari.

 

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