SOLUZIONEAVVOCATI.IT - DIRITTO DEI CONSUMATORI - SERVIZI BANCARI

La Banca attua il proprio processo produttivo fornendo alla Clientela operazioni di intermediazione creditizia, finanziaria e valutaria.

La normativa sulla trasparenza delle operazioni, dei servizi bancari e finanziari, disciplina le relazioni fra gli intermediari bancari e finanziari e la clientela nella fase precontrattuale, al momento della conclusione del contratto e nel corso dello svolgimento del rapporto, realizzando, così, una rete garantista dei diritti dell’utenza in grado di assicurare un insieme di regole per un'informazione corretta che agevoli la comprensione delle caratteristiche, dei rischi, dei costi dei prodotti finanziari offerti in un mercato di libera concorrenza.

La normativa di riferimento è, dunque, costituita dal Testo Unico Bancario (T.U.B.) D.Lgs. 1993/385 e succ. mod. ed int. ,dalle delibere del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (C.I.C.R.) , dalle Istruzioni di vigilanza emanate dalla Banca d’Italia, dalla legislazione antitrust e dalla normativa di tutela dei consumatori. Le regole riguardano i prodotti bancari tradizionali (conti correnti e altre forme di deposito, finanziamenti e strumenti di pagamento) e prevedono:

Pubblicità (art.116, comma 1, T.U.B.)

I tassi d’interesse, ivi compreso il TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio), rilevante per le operazioni di finanziamento, comunque denominate, i prezzi, le spese per le comunicazioni alla clientela e ogni altra condizione economica relativa alle operazioni ed ai servizi offerti  devono essere pubblicizzati in tutti i locali della banca aperti al pubblico , nonché contenute nei cd. fogli informativi messi a disposizione dell’utenza. Viene previsto il diritto del cliente di ricevere prima della stipula copia della bozza di contratto. Il rilascio può essere subordinato al pagamento di una somma non eccedente le spese di istruttoria (è, però, gratuito per i mutui immobiliari, dal momento in cui viene concordata la data di stipula notarile), fermo restando, invece, il diritto a ricevere gratuitamente lo schema standard di contratto (privo delle condizioni economiche, ma contenente le condizioni generali di contratto). Ai contratti è, quindi, allegato il documento di sintesi, contenente le principali condizioni economiche del rapporto.

Il documento di sintesi riproduce la struttura del foglio informativo, tanto che, ove il contratto non si discosti dalle condizioni pubblicizzate, la consegna del documento può essere omessa. Fra le condizioni economiche rientra anche l’ indicatore sintetico di costo, con l'eccezione dei contratti di conto corrente, per i quali Banca d'Italia ha accolto le obiezioni sollevate dall'ABI in sede di consultazione, relativamente alla presunta difficoltà sul piano tecnico di un obbligo, a carico della banca, di personalizzare l'I.S.C. al momento della stipula.

Forma e contenuto dei contratti (art.117 T.U.B.)

I contratti devono avere forma scritta e una copia deve essere consegnata ai clienti. Nel caso d’inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo e la nullità può essere fatta valere solo dal cliente. I contratti devono inoltre indicare: il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora.

Va da sé che come osservato da giurisprudenza conforme la rigidità della forma per iscritto del contratto bancario imposta per la conclusione del contratto di conto corrente, non si estende alle disposizioni di volta in volta impartite dal correntista, non comportanti modificazioni delle stipulazioni già intervenute tra le parti, le quali, pertanto, non richiedendo forme particolari, sono lasciate alla libera determinazione dei contraenti. E quindi anche quelle clausole del contratto di conto corrente, in cui si prevede, ad esempio, la possibilità per il correntista di impartire ordini verbali e/o telefonici alla banca, non contrasta con la norma del TUB, costituendone, invece, una specificazione.

Modifiche unilaterali delle condizioni (art. 118 T.U.B.)

Nei contratti di durata può essere prevista la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni di contratto qualora sussista un giustificato motivo. La clausola contrattuale che contiene tale facoltà per la banca deve essere specificamente approvata per iscritto dal cliente.

Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità definite dalla legge. Per variazione s’intende la modifica di clausole previste dal contratto; è escluso che le modifiche comportino l’introduzione di “nuove” clausole. Inoltre, se nel contratto è previsto che un tasso d’interesse sia indicizzato alla variazione di parametri oggettivi, tali variazioni non comportano una modifica ai sensi dell’art. 118 T.U.B. La modifica s’intende approvata se il cliente non recede dal contratto entro sessanta giorni.

In virtù di ciò si è ritenuto che il meccanismo dello ius variandi possa dirsi un vero e proprio diritto potestativo della Banca, i cui effetti sono risolutivamente condizionati all'esercizio del recesso e che a sua volta sorge in capo al cliente, una volta ricevuta la comunicazione di modifica unilaterale. Se recede, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni praticate in precedenza. Le variazioni contrattuali per le quali non sono osservate tali regole sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente. Quando le variazioni dei tassi d’interesse dipendono dalle decisioni di politica monetaria riguardano contestualmente sia i tassi debitori sia quelli creditori e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al cliente.

Accade talora, inoltre, che la banca, esercitando lo ius variandi della banca riduca il tasso, ma che il nuovo tasso, sia pur inferiore di quello originariamente convenuto (in linea con il TEG al momento della pattuizione), ma non sia ridotto in misura tale da essere in linea con il TEG del tempo della variazione. Si crea, quindi, una situazione singolare per la quale un tasso più basso del precedente, poiché entra a far parte dell'accordo contrattuale successivamente, dovrebbe essere usurario, con rilevanti conseguenze sia civili sulla debenza del tasso ex art. 1815 comma 2 c.c. sia penali.

E poiché l'esercizio dello jus variandi non può che essere conforme al quadro legale ed economico attuale, vanno confermate le conclusioni precedenti anche in caso di modifica migliorativa del tasso non conforme al nuovo tasso soglia.

Comunicazioni periodiche (art. 119 T.U.B.)

Nei contratti di durata (quelli cioè destinati a regolare un rapporto nel tempo con una serie di prestazioni e controprestazioni, come ad esempio il conto corrente) le banche e gli intermediari finanziari forniscono per iscritto al cliente, alla scadenza del contratto e in ogni caso almeno una volta l’anno, una comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Per i conti correnti è rimessa al cliente la scelta della periodicità dell’invio dell’estratto conto (annuale, semestrale, trimestrale o mensile). Il contenuto dell’estratto conto o di ogni altra comunicazione periodica deve intendersi approvato dal cliente trascorsi sessanta giorni dal loro ricevimento.

Si prescrive, comunque, un generale dovere di redazione dei documenti informativi secondo modalità che garantiscano la effettiva completezza, chiarezza e comprensibilità delle informazioni, accompagnato da una dettagliata guida per le banche alla redazione dei documenti di trasparenza, particolarmente attenta alla semplicità della terminologia e alla leggibilità dei testi. Vengono introdotte le cd. guide informative sui principali prodotti bancari (conti correnti e mutui) ed in particolare viene introdotto il documento sui diritti del cliente quale   una sorta di vademecum sui diritti della clientela bancaria, non più limitato alle sole prescrizioni del testo unico bancario, ma esteso a tutta la normativa in vigore (codice del consumo, leggi speciali, etc.).

Decorrenza delle valute (art. 120 T.U.B.)

Gli interessi sui versamenti presso una banca di denaro, assegni circolari emessi dalla stessa banca e assegni bancari tratti sulla stessa succursale presso la quale è effettuato il versamento sono conteggiati con la valuta del giorno in cui è effettuato il versamento e sono dovuti fino a quello del prelevamento.

Calcolo degli interessi (art. 120, comma 2, T.U.B.)

Nei contratti bancari la produzione degli interessi sugli interessi (cd. anatocismo) è ammessa a condizione che le banche rispettino le regole di trasparenza e correttezza fissate dal CICR (delibera CICR 9 febbraio 2000) e che sia prevista la stessa periodicità nella capitalizzazione degli interessi derivanti sia dalle operazioni a debito sia da quelle a credito.

La pattuizione contrattuale contenente il rinvio ai c.d. "usi di piazza" per la determinazione dei tassi d'interesse è nulla anche in relazione al periodo anteriore all'entrata in vigore della disciplina sulla trasparenza bancaria ai sensi del combinato disposto degli art. 1346-1418 c.c., perché le "condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito su piazza" non costituiscono un riferimento idoneo a consentire l'oggettiva determinabilità del tasso di interesse convenzionale. Secondo, poi, l'indirizzo prevalente gli interessi moratori non devono superare — per non essere ritenuti usurari — il limite stabilito dal tasso effettivo globale medio aumentato della metà.

La previsione di interessi anatocistici e/o usurai è condizione di nullità della clausola stessa e  non sono dovuti interessi in alcuna misura e quindi si dovrà semplicemente scomputare le somme dovute in base alla clausola nulla, senza poter richiedere la restituzione di tutti gli interessi versati. Se diversamente trattasi di clausola inefficace o parzialmente nulla, l'art. 1815 c.c. non estende l'ambito applicativo anche alla convenzione invalida di interessi usurari ,per  cui si integrerà il contratto mediante sostituzione della clausola degli interessi convenzionali con quella degli interessi legali e si potrà agire per la ripetizione di parte degli stessi in quanto indebitamente pagata.

A tal proposito giova rammentare che, mentre l’azione promossa dal cliente verso la banca per far valere la nullità della clausola che prevede l’anatocismo, è imprescrittibile ai sensi dell’art. 1422 c.c., quella proposta dallo stesso cliente nei confronti della banca ai fini di conseguire la ripetizione delle somme che assume di avere versato a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi è soggetta ai medesimi principi che regolano la domanda di ripetizione di indebito.

L’azione di ripetizione di indebito può  proporsi entro il termine prescrizionale decennale che inizia a decorrere, secondo  giurisprudenza costante, dalla chiusura del conto corrente perché è in questo momento che si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti delle parti tra di loro. Infatti i singoli atti esecutivi costituiscono variazioni dell’unico originario rapporto determinando la formazione dell’ultimo saldo (ovvero del saldo alla data di chiusura del conto corrente): ed è  da tale data che inizia il computo della prescrizione decennale.Ciò significa che l’utente può ripetere le somme trattenute o addebitate nell’arco di durata dell’intero rapporto, durata che potrà essere anche superiore ai 10 anni.

Il decreto Milleproroghe (D.L. 29.12.2010 N.225 conv. con mod. con L. 2011/10), pur mantenendo fermo il termine decennale di prescrizione aveva vanificato l’interpretazione granitica data dalla Giurisprudenza sul termine iniziale di decorrenza del suddetto termine, prevedendo all’art. 2, comma 61, che “In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa” e aggiungendo che “In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge”. Tale comma è stato però dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 78/2012 della Corte Costituzionale

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