SOLUZIONEAVVOCATI.IT - FAMIGLIA - REGIME PATRIMONIALE

Il Libro I, Titolo VI, Capo VI del codice civile tratta del regime patrimoniale della famiglia. In esso vengono disciplinati e regolati i rapporti economici della famiglia al proprio interno e con l'esterno. La scelta del regime patrimoniale può essere effettuata dai coniugi con dichiarazione da effettuarsi all'atto del matrimonio ovvero, successivamente, con atto pubblico. Il legislatore ha previsto diversi modelli di regime patrimoniale: la comunione legale, la comunione convenzionale, la separazione dei beni ed il fondo patrimoniale.

 

LA COMUNIONE LEGALE

La comunione legale è il regime patrimoniale della famiglia che possiamo definire 'standard' o 'legale' in quanto si applica per legge allorquando i coniugi nulla dispongano al riguardo (art. 159 c.c.). Questo tipo di comunione ha delle peculiarità che lo distinguono nettamente dalla comunione ordinaria.

L'OGGETTO DELLA COMUNIONE

Ed infatti, a norma dell'art. 177 c.c. costituiscono oggetto della comunione legale i seguenti beni:

  • gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio ovvero, qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, gli utili e gli incrementi ad esse relativi.
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;

Gli ultimi due tipi di beni fanno parte della c.d. 'comunione de residuo' cioè entrano in comunione solo al momento dello scioglimento della stessa e solo ove effettivamente ancora esistenti e non consumati.

Sono considerati beni personali, e perciò esplicitamente esclusi dalla comunione legale a norma dell'art. 179 c.c., i seguenti beni:

  • i beni facenti parte del patrimonio del coniuge prima del matrimonio;
  • i beni acquistati dal coniuge dopo il matrimonio per donazione o successione quando nell'atto non sia specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
  • i beni di uso strettamente personale del coniuge e relativi accessori;
  • i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge tranne, ovviamente, quelli destinati alla conduzione di un'azienda facente parte della comunione;
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto;Da notare che i beni immobili o mobili registrati (es. automobili, moto ecc.. ecc..) di uso strettamente personale, o che servano all'esercizio della professione o, ancora, che siano stati acquistati con la permuta o i proventi della vendita dei beni non rientranti nella comunione, sono esclusi dalla comunione solo se tale esclusione risulta dall'atto di acquisto ove di esso sia stato parte anche l'altro coniuge.

L'AMMINISTRAZIONE DELLA COMUNIONE

Una volta chiarito l'oggetto della comunione si può passare ad esaminare le regole relative all'amministrazione della stessa.

A norma dell'art. 180 c.c. l'amministrazione e la rappresentanza processuale spetta ai coniugi i quali possono agire disgiuntamente per il compimento di atti di ordinaria amministrazione mentre devono agire congiuntamente per atti di straordinaria amministrazione nonché per la stipula dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento sui beni della comunione. Qualora un coniuge neghi il consenso al compimento di un atto di straordinaria amministrazione, l'altro coniuge potrà rivolgersi al giudice per ottenere l'autorizzazione al compimento di tale atto che si renda necessario nell'interesse della famiglia o dell'azienda in comunione (art. 181 c.c.). Qualora un coniuge compia atti di straordinaria amministrazione senza consenso dell'altro coniuge e senza autorizzazione del giudice, tali atti, se riguardano beni immobili o mobili registrati, saranno annullabili su istanza del coniuge entro un anno dalla conoscenza dell'atto e comunque entro un anno dalla sua trascrizione; qualora tali atti riguardino, invece, beni mobili il coniuge che ha agito senza consenso dell'altro è obbligato a reintegrare la comunione allo stato in cui si trovava prima dell'atto di disposizione e, ove ciò non fosse più possibile, al pagamento per equivalente (art. 184 c.c.).

Sono a carico della comunione, a norma dell'art. 186 c.c.: tutti i pesi e gli oneri gravanti sui beni della comunione al momento del loro acquisto, i carichi dell'amministrazione della stessa, le spese per il mantenimento della famiglia e per l'istruzione ed educazione dei figli, ogni altra obbligazione contratta singolarmente dai coniugi nell'interesse della famiglia, tutte le obbligazioni contratte congiuntamente dai coniugi. Va aggiunto, inoltre, che la comunione risponde in via residuale anche delle obbligazioni assunte dai coniugi in proprio. In tal caso, però, i creditori del coniuge dovranno rivalersi prima sul patrimonio personale dello stesso e solo successivamente sulla comunione nel limite però della quota del coniuge (e dunque della metà) e, qualora il credito non sia assistito da qualche diritto di prelazione, solo dopo che i creditori della comunione si siano soddisfatti (art. 189 c.c.).

LO SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE

La comunione può essere sciolta nei seguenti casi (art. 191 c.c.):

  • morte, dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;

  • per l'annullamento del matrimonio;

  • per sentenza di divorzio;

  • per sentenza o decreto di omologa di separazione personale dei coniugi;

  • per separazione giudiziale dei beni (art. 193 c.c.);

  • per mutamento convenzionale del regime patrimoniale;

  • per il fallimento di uno dei coniugi.

Solo dopo lo scioglimento della comunione è possibile procedere alla divisione dei beni in comune. I beni mobili esistenti all'atto dello scioglimento si presumono facenti parte della comunione, ma il coniuge ed i suoi eredi possono dare la prova che tali beni rientrano nella categoria di beni personali di cui all'art. 179 c.c.

La divisione dei beni viene effettuata in parti uguali tra i coniugi (non sono ammessi accordi di divisione che non rispettino la quota del 50% prevista per legge).

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LA COMUNIONE CONVENZIONALE

Altro regime patrimoniale è la comunione convenzionale. Essa costituisce una parziale deroga al regime di comunione dei beni con dei limiti ben precisi. Ed infatti. la comunione convenzionale non può derogare, per quanto concerne i beni che formerebbero oggetto della comunione legale, alle disposizioni stabilite in materia di amministrazione dei beni né all'eguaglianza delle quote. Non possono, inoltre, rientrare nella comunione convenzionale i beni di uso strettamente personale del coniuge ed i loro accessori, i beni per l'esercizio della professione, i proventi da risarcimento del danno o le rendite per perdita totale o parziale della capacità lavorativa (art. 210 c.c.). A norma dell'art. 211 c.c. i beni della comunione rispondono delle obbligazioni contratte dal coniuge prima del matrimonio limitatamente al valore dei beni del coniuge stesso che sono rientrati nella comunione convenzionale.

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LA SEPARAZIONE DEI BENI

Il regime della separazione dei beni è quel regime patrimoniale che, a norma dell'art. 215 c.c., consente a ciascuno dei coniugi di mantenere la titolarità esclusiva dei beni acquistati in costanza di matrimonio. I beni di cui nessuno dei coniugi è in grado di dimostrarne la proprietà esclusiva sono considerati in comunione ordinaria per metà (art. 219 c.c.). Ogni coniuge ha il diritto di amministrare il proprio patrimonio personale senza ingerenze da parte dell'altro coniuge. Può tuttavia affidare all'altro coniuge l'amministrazione dei propri beni con o senza obbligo di rendiconto dei frutti. Nel primo caso si applicano le ordinarie regole del mandato mentre nel secondo il coniuge che amministra ed i suoi eredi sono tenuti, a richiesta dell'altro coniuge, alla restituzione dei beni e dei frutti ancora esistenti non rispondendo per quelli consumati (art. 217 c.c.). Resta comunque fermo ed inderogabile l'obbligo, in capo a ciascun coniuge, di contribuire ai bisogni della famiglia e dei figli in base alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro (art. 143 c.c., comma 3, art. 147 c.c. ed art. 148 c.c., comma 1).

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IL FONDO PATRIMONIALE

I coniugi, singolarmente o congiuntamente, o un terzo, anche per testamento, possono convenire di destinare alcuni beni (immobili, mobili registrati o titoli di credito) ad un fondo destinato a soddisfare esclusivamente le esigenze della famiglia. In caso di costituzione da parte del terzo, per atto tra vivi, il fondo patrimoniale si perfeziona con l'accettazione da parte dei coniugi da effettuarsi mediante atto pubblico (art. 167 c.c.). La proprietà dei beni, salva diversa disposizione nell'atto costitutivo, spetta ad entrambi i coniugi. L'amministrazione del fondo patrimoniale è effettuata secondo le stesse regole dettate per l'amministrazione della comunione legale dei beni (art. 168 c.c.). Non è possibile alienare i beni del fondo, salvo il caso in cui ciò sia stato espressamente previsto nell'atto di costituzione, senza il consenso di entrambi i coniugi e, ove vi fossero figli minori, senza l'autorizzazione del giudice che provvede, sentito il pubblico ministero, nei soli casi di necessità o utilità evidente (art. 169 c.c.). Il fondo patrimoniale si scioglie a seguito dell'annullamento del matrimonio, dello scioglimento o del divorzio. Qualora vi siano figli minori il fondo dura fino al compimento della maggiore età dell'ultimo dei figli ed il giudice può dettare norme per l'amministrazione del fondo stesso potendo attribuire ai figli, in tutto o in parte, la proprietà o il godimento di una quota dei beni che lo costituiscono; se non vi sono figli si applicano le norme relative allo scioglimento della comunione legale (art. 171 c.c.).

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